RIFLESSI ELEGIACI

LAMPI DI SOLE

Sorgi, o febeo sole!

Inonda di grappoli d’oro 

le terre ghiacciate dal

sopore notturno,

e infiamma con frecce scarlatte

i campi pervasi da letei ozi.

Infondi balenii di corallo

a queste giornate amorfe,

trascorse a evocare 

riti esausti e prischi,

col suono della cetra 

che intona vaghe elegie.

E ricordami quel tempo

dei sogni fausti e felici,

quando i tuoi strali d’ocra

danzanti sul mare ardente

rifulgevano alla mia vista,

mentre recitavo gaie poesie.

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RIFLESSI ELEGIACI

ROVINE

Cammino tra frammenti d’un passato,

estinto eppure ancor vivo,

testimone di prische stagioni,

quando un’epoca cadde in rovina.

Le pietre riarse dal sole

cantano un’elegia grave,

accorate ancelle abbandonate,

dentro resti di dirute dimore.

Romiti percorsi nelle memorie,

d’un tempo per sempre sospeso,

come quella bacinella, 

appesa per lustri

alla finestra che nessuno 

mai più aprì.

E in queste mura diroccate 

rivedo i voli fantastici

dell’infanzia, 

vestigia di illusioni dissipate,

insieme ai volti di chi fu

la mia ancora e speranza.

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RIFLESSI ELEGIACI

NEBBIA

Nebbia, velo tenue

di soffici blandizie

sulle città fragorose,

alito di volubili numi

che alteri le forme

e ottenebri gli intenti.

Nel mattino algido

la tua coltre cerea

avviluppa i pensieri,

trama intessuta 

da callidi sortilegi,

a confondere, 

delle umane creature,

le tremule identità.

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RIFLESSI ELEGIACI

IL VENTO

Sibila il diafano auriga 

spazzando evanide nubi,

araldo nei cieli di cristallo

che confonde i pensieri,

e mozza il respiro vernino

col suo soffio diaccio.

Rimescola le polveri,

divelle i rami esausti, 

alla terra non da’ tregua:

un foglio si piega, si rialza,

non sa dove posarsi,

fa una macabra danza 

negli angoli del cortile,

labirinto di idee confuse,

travolte dagli eventi.

Di affanni sparge le serate,

percorse dall’ululio 

di quel canto selvaggio.

E intanto veleggiano le foglie,

portate sulle ali argentee,

disperse come vacui sogni, 

nei paesaggi flagellati

dall’oblio dei sentimenti.

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RIFLESSI ELEGIACI

LA MACCHIA

Fievole frammento di materia,

incorporea macchia ambrata,

che ti condensi nel muro immoto,

come un lago che deborda.

Sei forse una vana speranza

o un oscuro presagio,

inscritto nel vortice 

impenetrabile della materia?

La tua forma cangiante

inesorabile mi sconcerta:

sei un’ anfora, un volto umano,

una distesa umida inerte.

(Ma cos’è in realtà questa

esistenza vuota, trascorsa 

negli anni neghittosi

osservando cose esanimi,

se non una chiazza opaca,

abbandonata senza scopo su 

un’algida parete ruvida?)

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RIFLESSI ELEGIACI

Riflessi ramati 

Riflessi ramati sul tappeto acqueo

qual sinfonia d’aulenti fiordalisi

e diafane ombre stellate,

lascive nel manto ultramarino.

Lungo il tramonto di porpora

la serotina temperie fragrante

si distende lieve a sopire 

le febbrili vertigini scarlatte.

(Oh, crepuscolare 

afrore salmastro,

che mellifluo ti fondi

con l’orizzonte declinante,

a conciliare velate fantasie,

violacei stormi nel cielo corvino!)

Sarà dorato il crepuscolo,

acceso dal carminio fuoco

dei nostri pretenziosi intenti,

confusi nel gioco dei rimpianti.

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