LA PROVOCAZIONE

di Vittorio Nicoli

Il disastro di Crans Montana pare proprio un campionario di egoismo da parte di tutti i soggetti coinvolti, in una società che mangia i suoi figli più piccoli, anche laddove alberga la ricchezza più evidente.

E allora ci si accorge di quanto Gaza possa essere vicina.

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LA PROVOCAZIONE

Abbiamo ricevuto e volentieri pubblichiamo questo nuovo commento, lucido e acuto, di Lara Pellerino, che ringraziamo, sul tema dell’ultima provocazione di Vittorio.
A me viene in mente la visione distopica di 1984, con lo slogan del partito unico che recitava: La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza.

Viviamo un tempo in cui pare che le peggiori distopie si stiano realizzando, cerchiamo di scongiurarle, per il bene nostro e dei nostri figli. Spero vivamente che non si avveri la profezia finale di Orwell: “Se vuoi un’immagine del futuro, immagina uno stivale che calpesta un volto umano, per sempre.

La distinzione è problematicamente fragile.
Sacrificare la coerenza in nome del risultato può essere, entro certi limiti, una scelta pragmatica dovuta ad un compromesso dichiarato, una priorità temporanea, una rinuncia esplicita.
La menzogna deliberata non è un semplice sacrificio di coerenza, è una rottura del patto di fiducia.
La differenza tra compromesso politico e fake news non sta nell’obiettivo, ma nei mezzi:
il compromesso agisce alla luce del sole, anche se spesso scontenta;
la menzogna agisce nell’ombra, manipolando la percezione della realtà.
Quando si giustifica la menzogna per ottenere un bene superiore, si entra in una logica strumentale in cui le persone non sono più cittadini, ma mezzi. Ed è qui che la tua osservazione coglie nel segno: fake news e menzogna utile, se così si può aggettivare, condividono la stessa radice, cioè l’idea che la realtà sia negoziabile se il fine è ritenuto giusto da chi detiene il potere.
Il problema ultimo non è morale in astratto, ma politico in senso profondo: una democrazia può sopravvivere a decisioni sbagliate, persino a compromessi dolorosi, ma non alla sistematica corrosione della verità, perché senza un terreno comune di fatti condivisi resta solo la forza, la paura o la propaganda… per cui il passo dall’urna alla violenza non è poi così lungo.
La coerenza può essere quindi negoziata, la verità no. Il risultato? L’esclusivo dominio.

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LA PROVOCAZIONE

Ecco una nuova provocazione da parte del nostro amico Vittorio: attendiamo volentieri il Vostro parere, ringraziando tutti per il riscontro ricevuto sull’argomento precedente. Buon proseguimento!

Ascoltando una nota trasmissione serale di informazione ed approfondimento, un noto giornalista asserisce che la coerenza può ben essere sacrificata al bene superiore del risultato politico o economico.

Ammetto che non capisco la differenza sottile fra la menzogna per ottenere qualcosa – consentita – e la fake news distorsiva della realtà – vituperata: a me paiono le facce della stessa medaglia, l’utilizzo delle masse e dei loro interessi per farne arma di voto, o peggio strumento di morte.

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LA PROVOCAZIONE

Tra i riscontri e le risposte ricevute, la più articolata, e a nostro avviso meritevole di essere citata è la seguente, dell’amica Lara Pellerino, che espone un punto di vista originale e parzialmente confuta le tesi di Vittorio, per cui volentieri pubblichiamo il relativo pensiero sul nostro sito. Grazie comunque a tutti per l’attenzione dimostrata.

La tua non è una provocazione infondata, ma rischia di confondere la causa con il sintomo.

La richiesta di esecutivi più forti nasce spesso dall’incapacità delle democrazie di decidere in tempi e modi compatibili con la complessità del presente. Il problema non è il rafforzamento dell’esecutivo in sé, ma l’indebolimento dei contrappesi, della cultura istituzionale e della partecipazione consapevole.

La vera eredità illuminista non è l’immobilismo dei poteri, ma la loro reciproca sorveglianza. La domanda allora non è se vogliamo governi capaci di agire, ma se siamo disposti a difendere, anche quando scomodo, le condizioni che rendono quell’azione legittima. Non è la democrazia a essere lenta: è il potere che è impaziente.

Immanuel Kant nel 1784 diceva “Sapere aude”, per cui bisogna avere il coraggio di servirsi della propria intelligenza.

L’Illuminismo non chiedeva governi senza freni, ma cittadini senza paura di pensare.

La società non è diventata remissiva perché oppressa, ma perché sedata da un falso benessere, continuamente promesso e che coinvolge ancora gran parte di un ceto medio figlio di un’era tecnologica che ha fatto esplodere l’ individualismo. La società di oggi è come anestetizzata dal capitalismo che toglie il dolore e il senso critico.

Non si chiede più libertà, purché il comfort resti intatto.

È così che si rinuncia ai diritti senza nemmeno accorgersene.

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Una personale chiosa finale: sono sostanzialmente d’accordo con entrambe le posizioni, che hanno dei punti di contatto nel risultato, anche se divergono nella spiegazione delle cause. Io credo che le motivazioni di questo disimpegno delle masse dall’attività politica siano determinate da molteplici fattori. Oltre a quelli enunciati da Lara, (la crisi delle ideologie del novecento e di molte dottrine morali e filosofiche, il trionfo del capitalismo, la tecnologia e l’individualismo assurti a muovi miti) citerei anche una percezione di impotenza, i cui i cittadini sentono che anche votare non serve più a cambiare le cose, non sentendosi spesso rappresentati da nessuno, e percependo che molte decisioni si sono spostate dagli stati sovrani verso altre entità: organi sovranazionali, mercati finanziari, fondi di investimento, multinazionali strapotenti. Inoltre, i tempi della società attuale sono estremamente veloci, dominati dai mercati e da soluzioni istantanee, con la concorrenza di alcuni paesi emergenti, sovente gestiti da autocrazie molto pragmatiche, mentre i ritmi della politica nelle democrazie occidentali sono lenti e spesso percepiti come inadeguati e inefficienti.

Io temo altresì che una società basata su tali paradigmi, con l’aumento implicito delle disuguaglianze e il crollo dei valori morali, sia destinata ad una implosione, non essendo sostenibile nel lungo termine, sia per ragioni economiche, che demografiche e sociali. Spero solo che la crisi prossima ventura, che ritengo inevitabile, sia l’occasione per riscrivere le regole della convivenza civile.

Grazie a tutti per l’attenzione. Alla prossima provocazione!

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LA PROVOCAZIONE

Con il nuovo anno iniziamo anche una nuova rubrica, avente come tema una serie di riflessioni che chiameremo “La provocazione”, le quali hanno l’intento di creare una discussione intorno a fatti di attualità. I primi articoli saranno scritti dal mio fraterno amico Vittorio Nicoli, che ha già collaborato in precedenza a questo sito.

Vi chiediamo un parere in merito, tramite il canale che preferite: Facebook, Instagram, o i contatti che trovate nella home page del presente sito internet. Grazie per l’attenzione, attendiamo le vostre risposte alla nostra prima provocazione!

Le democrazie

di Vittorio Nicoli

Le democrazie dei nostri giorni paiono colpite da una strana malattia: la voglia di avere un esecutivo capace di poter decidere senza contraltari, come se gli altri poteri fossero orpelli e così si decide a colpi di legge o di nomine di fornire un indirizzo, un canovaccio appiattito sui governi o laddove il potere decisionale alloggia.

Così facendo rischiano di assomigliare alle tanto vituperate dittature con la sola differenza di esser elette dal popolo.

E’ quello che veramente vogliamo noi eredi di duecento anni di progresso illuminista?

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RIFLESSI ELEGIACI

IL CIELO

Quel mattino terso e virginale 

in cui mi donasti il cuore,

passavo lesto e gaudente

per le strade grigioperlacee,

col loro pallore d’acciaio

sotto il vento iemale.

Allora il cielo mi folgorò,

con le sue tinte di paradiso:

l’indaco si fuse col pervinca,

l’azzurro sfociò in celeste,

come il nostro afflato 

d’amore,

sotto l’egida dell’algida aurora.

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