POESIE DI RISACCA

di Giacomo Franco

Inizia oggi una interessante e spero proficua collaborazione con l’autore savonese Giacomo Franco, che gentilmente ha condiviso con noi alcuni Suoi componimenti, per la pubblicazione sul sito.

Si tratta, come dice il titolo, di una serie di liriche di flusso e riflusso, simili al movimento delle onde marine, caratterizzate dall’emergere di illuminazioni e sensazioni che ci avvolgono e rincorrono, estremamente evocative e pregne di richiami sensoriali.

La sue poesie puntano a trasmettere il gioco dell’anima, attraverso emozioni, immagini, parole.

Sono sicuro che incontreranno il Vostro interesse e la curiosità di approfondire la conoscenza di questo autore poliedrico.

Un ringraziamento a Giacomo e buona lettura a tutti!

BAGLIORI D’ALTO MARE

seducente poesia

ci raggiungi nel silenzio

esplorando la nostra solitudine

cielo e terra sospesi nella bonaccia

in una veglia che ci proviene dagli dèi

limpido canto ai confini del grande mare

dalle onde addormentate si fa luce

come un volto svelato l’ultimo sonno

e tu disegni sulla soglia la tua passerella

sospesa sulle rive del grande lago stellato:

chi si accosta alla tua luce non farà ritorno

perché tu adesso, come per sempre, l’incateni

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RIFLESSI ELEGIACI

CHIAROSCURO

 

Vertigini d’ocra

intinte nel cielo bronzeo,

con l’alta erba inane che

si fa velluto di tenebra.

Chiaroscuro mistico

sui tetti di malta,

spettatori inerti

dei dardi ambrati.

(Ove può albergare 

il vero senso delle cose,

in questo proscenio spoglio,

senza più attori?)

Penombra aulica,

che tutto sommergi

nel grembo infinito,

accogli gli aneliti

di chi ancora sogna,

mentre l’arpa del vento

suona una melodia velata.

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RIFLESSI ELEGIACI

Dopo una selezione di poesie dell’amico Carlo Paganelli, che nuovamente ringrazio,

continua la pubblicazione dei miei componimenti sul tema dei riflessi in poesia.

Grazie a tutti per i graditi riscontri.

IL CANTO DELLA PIOGGIA

Struggenti battaglie inscenate, 

celesti guerriere del firmamento,

leggiadre gocce di pioggia,

mentre al suolo precipitate.

Come esseri di luce vi tuffate

a fecondare i campi ora virenti,

strali vigorosi scagliati verso

una terra barbara e adusta. 

(Nel ciclo fatale dell’universo, 

siamo fili argentei di anima, 

nell’eterno mutamento 

fiorisce la nostra esistenza.

Infiniti mondi custodiamo,

e, come prismi

riverberanti,

lucenti li dipingiamo nell’iride.) 

Custodi della punicea bellezza, 

ammantate di roseo gaudio, 

gli uomini devoti vi attendono,

nelle diafane ali celate la speranza.

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Le poesie di Carlo Paganelli

Nobile scolo

Ascensori pieni di attese

in ospedale con muri dai colori tenui

gridano speranze e disperazioni.

Una cappella in ogni ospedale

qualcuno si ferma come per riposare

piangere lacrime:

nobile scolo di pausa di un moto senza requie.

Uno strisciante parossismo sembra

chiudere medici e infermieri in una banale fretta.

L’ospedale è il luna park della velocità

zucchero filato per non pensare

dove sono stato, dove sono finiti tutti quei vecchi

stretti in un pronto soccorso collassato;

lamenti da sotto le coperte tutt’uno con la solitudine,

ammasso di detriti che non possiamo smaltire

il male che col bene fa abitudine fra colori tenui.

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Le poesie di Carlo Paganelli

Negli anni che segnano il divario

Pelle quasi di vetro

tempi trascorsi nel lavoro

che siano offerta ai nostri giorni,

rimasti.

Dovere non si crea nel dizionario

i nostri vecchi sono base su cui saremo

altezza nel modo in cui li tratteremo

negli anni che segnano il divario.

Profondamente siamo come loro sono

in un gioco di somiglianze

innocuo quanto dolorosissimo

si affaccia in antiche stanze.

Pelle quasi di vetro

avremo anche noi in tempi non lontani

che rendano offerta ai nostri giorni,

rimasti.

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Le poesie di Carlo Paganelli

Alla notte

Alla notte serve un riparo:

lampioni rischiarano panchine

dentro luci di portoni in penombra,

fissa continuamente le insegne dei negozi.

Alla notte serve un riparo:

teme la paura che incute all’umano

il babau sotto il letto dei bimbi,

si acquatta sotto le abatjour

tenute fievolmente accese.

Alla notte serve un riparo:

si stanca spessissimo del buio,

la letteratura sul suo conto

di cui non ha deciso trama e racconto.

La notte è esausta del pericolo in vie armate:

bottiglie rotte, macchine con multe salate,

e angoli in cui una misera risata si nasconde

e momenti in una zuffa improvvisa si confonde.

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