da Giovanni Ollino | Feb 19, 2025 | cronache, I gialli
Racconto giallo di Vittorio Nicoli
Pubblichiamo da questa settimana con piacere un nuovo racconto giallo, con protagonista il commissario Venuti, sperando che incontri il Vostro favore. Grazie per l’attenzione!
I puntata
Ora di pranzo. Il commissario Venuti sta gustando una pizza presso il locale di Mario nel centro città, uno dei più conosciuti, dove lui si sente a casa; addirittura sul menù chi avesse voglia di cercare e leggere troverebbe la pizza del commissario, una rossa con prosciutto, wurstel, salame ed uovo. La vita attorno, sia nel locale sia in strada, scorre lenta e serena, la giornata è tiepida tardo-primaverile, quelle giornate in cui nemmeno a sforzarsi si trova una nube. Forse sforzandosi si riesce, commissario! Pochi istanti ed entra come una furia il buon Verdi trafelato, quasi travolgendo un tavolo di astanti come non fosse lì, piantandosi innanzi al tavolo senza profferire verbo. Venuti lo squadra da capo a piedi, masticando lentamente per sottolineare che sta desinando e suvvia che dica. Niente, l’aiutante resta impalato senza dire nulla. “Buongiorno, qual buon vento? Come vedi sto mangiando e tu mi stai interrompendo: dal tuo aspetto madido e sconvolto direi che è successo qualcosa di molto grave, ma se non è morto il sindaco o il vescovo, io non mi muovo.”
“Il primo, – disse d’un fiato Verdi, stupito che il suo superiore fosse così perspicace – lo hanno trovato meno di un’ora fa e mi hanno incaricato di cercarla in fretta e furia.” Imparassi a tacere una buona volta Venuti! Ecco, ora sarai contento: un caso sotto ai riflettori di quelli che tu ami così tanto, con stampa e superiori che ti alitano sul collo!” “Mario! Devo scappare, segna sul conto; passo stasera e preparami la doggy bag, mica voglio che vada sprecata”.
Gli occhi dei presenti sono tutti posati su lui, qualcuno ha già digitato sul cellulare alla ricerca del fattaccio.
Il Sindaco della città di S. è stato ritrovato cadavere stamattina presso la sua abitazione: indiscrezioni parlano di suicidio, si attendono chiarimenti da parte della polizia.
Giunto presso l’abitazione del sindaco, Venuti trova un nugolo di giornalisti (si muovono in sciami come le api o le vespe; meglio, le vespe che son carnivore) e deve farsi largo quasi a forza: finalmente Mastrolindo lo vede e viene in suo soccorso, forte della stazza; smanaccia alcuni repoter e consente il passaggio verso gli scalini d’ingresso della villa stile liberty della vittima. Il vialetto è transennato, oltre il quale il sostituto procuratore è già presente e lancia uno sguardo velenoso che dice dove sei stato? “Ero a pranzo, – dice il commissario, prevenendo la domanda – ho l’abitudine di mangiare durante i delitti, li rende più digeribili.”
“Smetta il suo sproloquio ed entriamo” replica il sostituto. Varcata la soglia, il primo impatto è con due figure di donna piangenti: la cameriera, persona piuttosto in carne di mezz’età tutt’altro che avvenente, ed una silhouette alta bionda, dall’aspetto giovane, la vedova inconsolabile. “E’ accaduto al piano di sopra nella stanza-studio” dice un poliziotto di piantone, che cerca di controllare la disperazione delle due. Venuti sale veloce senza pronunciare verbo, neppure un ‘condoglianze’ fra i denti. “Certo che lei è un uomo strano – prosegue il sostituto – non le ha degnate neanche di una parola di conforto.”
“Avrò tempo dopo per parlare con loro, devo sicuramente interrogarle e capire quanto è accaduto…”
“La faccio breve, Venuti, il sindaco si è suicidato come potrà vedere lei stesso e come constaterà il medico legale appena arriverà. Non abbiamo molto da investigare in questo caso, un tragico gesto.”
“Amen allora, potevo finire il pranzo” dice Venuti entrando nella stanza. La scena è per chi ha stomaco forte: colpo di pistola alla tempia, arma ancora nella mano del sindaco, sangue un po’ ovunque. Il resto incredibilmente in perfetto ordine. Venuti si accorge di un bicchiere vuoto rovesciato accanto al corpo riverso sulla scrivania, presso la quale la vittima stava seduta, e mentalmente si annota il particolare. “Dovremo comunque procedere con i controlli e visto che mi sono mosso perderò qualche minuto a parlare con le uniche persone presenti nella casa al momento del gesto; considerando anche che la moglie del sindaco è una donna molto affascinante”
Di stare zitto non ti riesce mai vero Venuti? Adesso guarda il sostituto che vorrebbe tirarti un ceffone e non può. Sai quanto il sindaco fosse amato e quanto conti la famiglia della sua consorte in città. Giochi sempre con il fuoco.
In effetti si tratta di una donna decisamente elegante e distinta e all’apparenza molto provata dal decesso del marito. Venuti riepiloga velocemente i fatti: “Allora, eravate in casa lei e la domestica e terminato di pranzare suo marito ha detto che voleva ritirarsi nello studio come faceva spesso, le è sembrato tranquillo e senza motivazioni apparenti per compiere il gesto estremo. Mi ha detto che nulla di recente ha modificato la routine della vostra vita, nessuna minaccia, niente che le sia sembrato strano.” La donna conferma le parole sempre singhiozzando, poi chiede di potersi allontanare sopraffatta dal dolore. Venuti passa in cucina dove la domestica erra cercando di fare le faccende, ma non concludendo nulla. E’ una donna dall’aspetto poco significante, dice di lavorare per il signor sindaco da molti anni al punto che non ricorda quanti siano; anche lei negli ultimi giorni non ha avuto alcun sentore di quello che si è poi tragicamente verificato. Lei però ricorda che in mattinata un esponente del partito del signor sindaco è venuto alla villa. Strano, la moglie ha omesso completamente la notizia.
Mentre Venuti sta riflettendo, il sostituto procuratore gli dice che sembra tutto chiaro: un gesto disperato indotto dallo stress, una debolezza dell’uomo. Incrocia lo sguardo di Venuti e comprende che non concorda. “Commissario, non cominci a cercare quello che non c’è. È un fatto enorme già così, evitiamo di cercare altre soluzioni peggiorando una situazione già sotto gli occhi di tutti.”
“Certo dottore, solo le indagini di rito il più velocemente possibile.” Poi si allontana verso Mastrolindo e gli chiede in segreto di raccogliere e far analizzare il bicchiere sulla scrivania: “Non lo dire a nessuno, riferisci a me solo.”
Subito dopo, lui ed il sostituto escono dalla porta della villa e vengono assaliti da un nugolo di giornalisti, alcuni flash, tanto rumore. Piovono le domande una sovrapposta all’altra, una specie di raffica senza logica e senso; il sostituto procuratore si ferma ed offre il suo miglior profilo mentre replica che è tutto drammaticamente chiaro, si tratta di un gesto estremo volontario. Venuti è scuro in volto, non profferisce verbo, cerca solo di farsi largo e sparire; saluta con un gesto l’uomo attorniato dai cronisti e si avvia di passo deciso verso l’auto dove il collega lo aspetta. Si potrebbe pensare di agorafobia, ma Venuti è scuro perché sa che si tratta di omicidio. Non è vero, non hai prove, solo la tua testarda e assurda idea di aver notato piccole incongruenze che potrebbero essere casuali, sei anche prevenuto verso le belle donne, lo so, ti conosco, le ritieni capaci chissà perché di atti malvagi.
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da Giovanni Ollino | Feb 11, 2025 | cronache, I gialli
racconto giallo di Vittorio Nicoli
Quarta e ultima puntata
Poche ore dopo Venuti era nuovamente in canonica alla ricerca del parroco, esigendo un qualche chiarimento sui rapporti che intercorrevano fra Ettore e Giacomo, insospettito dalle stesse dichiarazioni che il don gli aveva rilasciato un paio di giorni prima. Dovette attendere almeno un’ora e quando il parroco arrivò aveva un’aria stanca, anche un poco stralunata.
“Buonasera don Carlo, la vedo trafelato, certo che il suo capo la fa correre molto…” Ricevette un’occhiataccia come replica, mentre il prete si asciugava il sudore “Torno dal giro delle benedizioni nelle case, sono solo e la mia parrocchia è grande. Ma mi dica, cosa la interessa commissario?” “Sono passato per un chiarimento: oggi in una miglior perlustrazione della casa della vittima ho rinvenuto una fotografia piuttosto datata di una gita dove siete assieme lei, Ettore e Giacomo. Non mi aveva detto nulla di tutto questo, non sapevo che lei fosse originario di questa città.” “Infatti non lo sono, provengo da una città vicina, ma si può dire che sia cresciuto qui. Eravamo in gita all’eremo di S.Pancrazio, saranno quindici anni fa; momenti felici prima che mancasse mio padre e poi i genitori di Giacomo. I ragazzi erano molto legati.” “Ma con il Giacomo lei che rapporti ha? So che gli affida dei lavoretti…” “E’ un bravo ragazzo, sfortunato perché ha perso i genitori prematuramente, non si meritava tanta sfortuna, mi creda un dolore indicibile ed io se posso lo aiuto. So che lei lo ha interrogato e lo sospetta, ma cosa vuole, ha un alibi.”
“Ha un alibi? A me non lo ha detto…” “ Sì, era qui in canonica con me quella sera non glielo ha detto? Strano, si vede che non lo ha ritenuto importante, è un po’ svampito, su questo le dò ragione”.
Andiamo a casa, Venuti, hai sentito abbastanza ed a questo punto stai a zero: il principale sospetto ha un alibi, il secondo possibile coinvolto tu stesso lo ritieni innocente. Certo che quella foto è strana. “Mi secca doverle dire questo, – proseguì il prete – controlli bene i precedenti dell’Ettore e qui mi taccio, sto contravvenendo ogni regola.” “Attenderò un’illuminazione divina reverendo! Grazie per aver fatto un poco del mio lavoro, mi creda presto ci sarà una svolta.” Su quest’ultima frase don Carlo, che rivolgeva la schiena all’interlocutore, si voltò all’improvviso con sguardo interrogativo, ma il sorriso sornione del Venuti lo tranquillizzò, era solo una boutade. Con passo lento, rimuginando le idee, il nostro si avviò verso casa, sempre con il bavero ben alzato a protezione del vento tagliente, come le bugie che sempre più spesso sentiva raccontare dagli uomini. Le relazioni umane sembravano ormai improntate ad una sana, si fa per dire, menzogna che permette a tutti di sopravvivere, buoni e cattivi, e rende impossibile ormai distinguere il falso dal vero.
Strada facendo prese il cellulare e chiamò Mastrolindo: “Per favore controlla i precedenti di Ettore.” “Commissario – disse l’aiutante – mi ha preceduto! Abbiamo qui un testimone che afferma di aver visto Ettore compiere l’effrazione”. Non correre Venuti, spesso le cose non sono come sembrano, spesso valgono molto più le sensazioni maturate in una vita di esperienza di quello che sembra vero: del resto non pensavi or ora che il falso… Il testimone però dinanzi al commissario confermò di aver visto una persona alta e magra che poteva corrispondere al sospetto e così mentre Mastrolindo attendeva l’ordine di andare ad arrestare l’Ettore, il commissario lo sorprese con una strana richiesta: voleva conoscere gli itinerari del parroco durante il giro delle benedizioni familiari e notizie sulla morte di suo padre, e dei genitori di Giacomo.
E’ mattino presto, deve ancora iniziare la messa e nella navata centrale della chiesa un uomo da solo cammina come misurasse i passi, ogni tanto alza lo sguardo verso il Crocifisso come volesse stabilire un contatto. Sa che sta per compiere un gesto importante e scioccante, ne ha anche un poco timore. Osserva le poche pie donne che stanno inginocchiate sulle prime panche e snocciolano incomprensibili litanie, la sua figura viene contraccambiata dai loro sguardi attenti ed interrogativi: sente il peso della sua stessa presenza errante in quell’ambiente, eppure nessuno neanche per un istante pensa di fermarlo, di parlargli, di capire. Il parroco esce dalla sagrestia ed il figuro improvvisamente interrompe la sua deambulazione e lo affronta con piglio deciso: i due confabulano alcuni secondi poi il parroco torna sui suoi passi scortato dall’uomo.
“Buongiorno Don Carlo, lei sa bene perché sono venuto, anzi direi che una parte di lei mi stava ansiosamente aspettando: la sua coscienza finalmente potrà scaricare tutta la tensione di questi ultimi giorni.” E’ un Venuti arcigno e nello stesso tempo dallo sguardo dolce, quasi amico: il bavero della giacca è abbassato dalla primavera finalmente giunta i capelli sconvolti dal venticello mattutino.
“Ormai so tutto, sono venuto ad offrirle un’uscita di scena tranquilla: conclusa la messa, io andrò via e lei svestiti i paramenti verrà al mio seguito in commissariato a costituirsi. Non ho creduto alla sua storia e neppure al suo tentativo di creare un alibi ad altri per averlo per sé : lei ha ucciso la povera Rosetta durante il giro delle benedizioni, momento che gliene dava facile occasione. La poveretta le ha aperto la sua casa ignara della vendetta che veniva a cercarla da così lontano; da quando suo padre si uccise per amore, vero Carlo? Amore della Rosetta che lo aveva rifiutato, lui che rimasto vedovo con lei ragazzo pensava di rifarsi una vita con chi conosceva da sempre, il doppio dolore lo ha ucciso e lei…”
“Ed io ho chiesto alla donna di spiegarmi il loro legame per capire, per giustificare il mio dolore; sono tornato qui per quello, dopo aver svolto attività in missioni lontane, il tarlo mi mangiava la vita, dovevo sapere. E lei si è messa a ridere dicendo che quell’uomo era sempre stato uno sciocco e ora, vedovo, pensava di poter cercare aiuto per se e per quel marmocchio con la faccia da imbecille, andasse all’inferno!”
“Così la rabbia si è impossessata di lei e l’ha strangolata con la stola. L’attendo in commissariato. ”
Con la frase laconica Venuti uscì dalla canonica prima e dalla Chiesa poi, chiedendo perdono a Dio per aver arrestato un suo servo. Ancora una volta il male ti ha dimostrato di sapersi annidare nei luoghi più impensabili, vero? Siamo deboli e caduchi mio caro, per questo abbiamo bisogno di uomini come sei tu, scettici verso tutto, scandagli dell’animo umano. A proposito Venuti, e l’effrazione? “L’effrazione è stata compiuta dal Giacomo su istigazione del parroco: se ricordi, Ettore ha detto che la Rosetta gli preparava dei piatti, doveva averne ancora uno vuoto lì in camera; Il prete la sera dell’omicidio lo ha visto ed ha progettato la messinscena della rivelazione e per rincarare la dose lo ha fatto trafugare e restituire con una scusa. Anche l’accenno ai precedenti di Ettore, piccoli furti, era funzionale all’accusa: oltre al piatto avremmo trovato in casa del presunto colpevole anche una piccola catenina d’oro che sempre Giacomo, soggiogato da Carlo, ha facilmente lasciato in casa del suo amico di lunga data. Beninteso Carlo non aveva nulla contro Ettore: era solo il colpevole perfetto.
“Ora sento il peso della vita e delle menzogne, devo fare un bel lungo giro.” disse Venuti mentre procedeva verso il commissariato, sbagliando volutamente strada.
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da Giovanni Ollino | Gen 31, 2025 | cronache, I gialli
Racconto giallo di Vittorio Nicoli
III Puntata
Il mattino seguente Giacomo di buon’ora venne condotto nell’ufficio di Venuti per un nuovo interrogatorio. Era un giovane molto simile all’Ettore e con la sua aria dinoccolata lo ricordava benissimo, il commissario seduto alla scrivania lo osservava in silenzio squadrandolo da capo a piedi. Fu l’interrogato a rompere il silenzio. “ Buongiorno commissario, mi dica ci sono novità sulla morte di mia nonna? Visto l’ora presta cui sono stato convocato ritengo abbia qualcosa di importante da dirmi.”
Con le dita giocava con le asole di una maglia troppo grande per la sua corporatura e dimostrava una qualche impazienza con un movimento ritmico del piede.
“A dire il vero spero che sia lei a chiarire un poco le cose e per far luce sull’omicidio; colgo l’occasione per ricostruire assieme quanto accaduto. Vediamo: circa tre giorni fa verso l’ora del vespro qualcuno si è introdotto in casa di sua nonna, presumo atteso, e l’ha strangolata. Dico ‘presumo atteso’ in quanto non ci sono segni di effrazione e ragionevolmente non è stato rubato nulla il che mi fa propendere per un alterco, una discussione finita male.” Il ragazzo annuì col capo. “Devo aggiungere che la scientifica non ha trovato niente: nessuna impronta, manca l’arma del delitto e direi manca anche un movente forte… oppure quello c’è vero Giacomo? I soldi che la nonna non voleva più regalarle per fare questa sua vita diciamo allegra.”
Il sospetto cambiò espressione e mostrò ancor più nervosismo “Ma cosa dice? Io volevo bene alla nonna! Non le avrei mai fatto del male! E poi sono io che vi ho avvisato, lo dimentica? Ero rientrato appena in città da un impegno che avevo poco lontano, ho deciso di salutare la nonna e ho trovato la porta chiusa ma senza chiavistello e dopo aver suonato ho aperto e trovato il cadavere. Quanto ai soldi, non posso negare che di tanto in tanto mi aiutasse nelle spese.”
“Poche ciance! – esplose Venuti – Ieri l’ho vista entrare in uno dei negozi più ‘in’ della città. Vuol darmi a bere che lei ha i mezzi per certe spese? Lei che quando va bene fa lavoretti saltuari?” “ Li ho guadagnati lavorando per don Carlo!” A quella frase Venuti alzò in aria un braccio con fare quasi intimidatorio, anche se il gesto voleva tacitare Giacomo per poter pensare. “Cosa ci faceva due giorni fa in canonica? Ci siamo incrociati alla sera, sono sicuro”. “Sono andato a ritirare i soldi, quelli del lavoro. Con Carlo, pardon don Carlo, ci conosciamo da ragazzi, lui è di un paese qui vicino, anche se ha qualche anno in più di noi.” “Noi chi? – chiese il commissario. “Sì, rispetto a me, ad Ettore ed altri che frequentavamo la chiesa anni fa. ” “Quindi lei conosce bene Ettore il vicino della nonna, che è come lei un perdigiorno…” Il giovane ebbe uno scatto di rabbia ed urlò “Come si permette!?”
Mastrolindo entrò di corsa nella stanza in difesa di Venuti, ma lo trovò calmo e con la situazione sotto controllo. Questi si sono messi d’accordo per far fuori la vecchia e spartirsi il malloppo, anche se non capisco cosa potesse avere un pensionata al minimo, in questo paese è già tanto se sopravvive un tal soggetto, e non crepa di fame. Eppure sono sicuro che non sia un caso.
“Senta Giacomo, si tenga a disposizione e non lasci la città per alcun motivo. Mi saluti Ettore!” Venuti sperava di suscitare una qualche reazione che però non avvenne, il ragazzo a capo chino uscì dal commissariato claudicando. Il nostro, lasciato ai suoi pensieri, cercò di riordinare le idee. E gli sovvenne una domanda: la casa della vecchia con terreno a chi sarebbe andata? Avevano svolto un ricerca? Cominciò a scartabellare sulla scrivania e finalmente saltò fuori un albero genealogico del Giacomo, figlio unico ed unico erede della nonna. Casa di proprietà. Bingo! Ora andiamo a dimostrare che il giovane non ha trovato il cadavere, ma che l’ha uccisa magari con la complicità dell’Ettore. Bisogna tornare dal nostro Don che fa il finto tonto e mi pare sappia molto di più di quanto non dica. Sarà il segreto del confessionale. Venuti prese il cappotto e la sciarpa per affrontare una primavera che non ne voleva proprio sapere, e con buon passo si avviò verso la chiesa, certo che don Carlo avesse ancora molto da dargli. Non aveva fatto venti passi che squillò il cellulare: era Mastrolindo che lo informava che qualcuno aveva rotto i sigilli della casa della vittima. Questa sì che era un sorpresa. Venuti aveva un’aria scocciata quando arrivò alla villetta della povera Rosetta ed il suo collaboratore, avvedendosene, gli rivolse uno sguardo interrogativo: avrebbe dovuto essere contento perché l’assassino era tornato sul luogo del delitto e poteva aver commesso un errore o essere stato visto da qualcuno.
“Cosa manca?” – chiese – “ avete già chiesto in giro se qualcuno ha notato movimenti strani?” “ Commissario, ad una prima indagine nulla, e chi è entrato sapeva cosa cercare, dubitiamo ci siano impronte.” Stavolta il nostro decise di fare un preciso sopralluogo, la sera dell’omicidio doveva aver trascurato qualcosa. La villetta era su due piani, collocata appena fuori dal centro abitato e circondata da un po’ di terreno; l’interno era piuttosto trascurato ricordando tempi migliori e più manutenuti. La camera da letto verso cui rivolse le attenzioni il commissario constava di un letto ad una piazza e mezza, un armadio anche lui un po’ vetusto, un comò su cui erano appoggiate fotografie in cornice e piccole suppellettili provenienti da viaggi o regali. Avrebbe giurato che ci
fosse un piatto grande posato lì sopra, di quelli dipinti a mano. Fece un passo indietro: la visione d’insieme tradiva uno spazio vuoto, giusto quello che avrebbe potuto occupare un oggetto tondo. In quel momento gli cadde l’attenzione sulle foto: ve ne era una piccola in cui un gruppo di ragazzi era immortalato in montagna, sembrava un gruppo parrocchiale ed infatti un prete ed un suo assistente erano presenti. La prese in mano per osservare da vicino i volti: guarda Ettore, Giacomo e il pretino giovane era… don Carlo.
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da Giovanni Ollino | Gen 27, 2025 | cronache, I gialli
Racconto giallo di Vittorio Nicoli
II PUNTATA
Il giorno seguente, di primo mattino Venuti era già operativo e la differenza con il suo assistente Mastrolindo era ben evidente: alla raffica di domande cui il malcapitato era sottoposto, questi opponeva un viso ebete e stralunato come se fosse capitato in quel momento in commissariato per caso. Si venne così ad appurare che il buon Mastrolindo non aveva troppo badato al vicino della vittima ed aveva svolto un’indagine sommaria: Venuti mancò poco se lo mangiasse. “ Porca miseria! Già il caso è complicato, noi in aggiunta non battiamo neppure le piste logiche e ci vuole un parroco ad aprirci gli occhi! Sveglia!”
L’assistente si offrì di correre lui dal vicino, ma il commissario lo fermò con piglio deciso e con la netta inclinazione del corpo a dire: vado io, e così fece. Già aveva mentito al parroco, – “Venuti sarà mica peccato? Sai, la menzogna non è una bella cosa inoltre dalla bocca di un tutore dell’ordine… “- dicendo di aver svolto quello che non aveva fatto. Meglio adesso sincerarsi di non aver veramente agito in modo superficiale. In una decina di minuti era alla casa dell’Ettore, un giovane sui trent’anni che aveva scelto come professione principale il cerca-lavoro e secondaria quello che capitava. Venuti lo conosceva di vista e lo stesso valeva per molti in paese: era in fondo il suo mestiere e stentava a credere che lui potesse aver fatto del male all’anziana vicina.
Bussò con decisione alla porta, anche se c’era il campanello, ma il nostro era troppo pensieroso, distratto dall’idea del possibile pranzo e dove consumarlo: brutta bestia la fame e per lui una condanna sin da bambino, neanche fosse nato in tempo di guerra. Ettore si presentò all’uscio con la camicia fuori dai pantaloni, capelli arruffati ed aria assonnata. Andrebbe d’accordo con Mastrolindo, al mattino sarebbero la coppia dei rincoglioniti.
“Buongiorno commissario a che debbo la sua visita? Mi ha già interrogato il suo sottoposto, ma io non ho nulla da dire, ero a casa quel pomeriggio e non mi sono mosso.”
“Buongiorno Ettore: quello che ha detto la rende senza alibi a patto che qualcuno fosse qui con lei…” “Ma io non avevo nessun motivo per far del male alla Rosetta, quando passavo a casa sua mi regalava sempre qualcosa da mangiare, la torta piuttosto che la pasta fresca.” “Tagliamo corto Ettore e andiamo al punto: – disse sgarbatamente Venuti – come vanno le sue finanze? Che io sappia non lavora da parecchi mesi e proprio lei mi ha detto che passava spesso dalla vittima e magari avrà saputo dove l’anziana teneva il gruzzolo…” “Eh?? – Il volto di Ettore era decisamente sorpreso ed ora anche un po’ spaventato – Io…io…” “Si tenga a disposizione, per adesso la saluto” tagliò corto Venuti.
Ti diverti ad impaurire i poveretti adesso? Lo avrai visto lo sguardo sgomento di quel tizio, e con tutti i tuoi anni di esperienza ben saprai che neanche lontanamente è colpevole, non avrà alibi, ma non è lui il tuo uomo.
Lasciato Ettore, il commissario decise di fare due passi nel centro città per ragionare in solitudine, osservando il flusso della vita come se le fosse esterno, alieno al mondo. Gli riusciva molto bene non avendo tutta questa necessità di relazionarsi con il prossimo, in ispecie quando cercava di riannodare le fila del discorso di un delitto.
Stava attraversando la via principale per raggiungere il ristorante di Orazio, un locale oggi alla moda, ma un tempo un’onesta fusione fra osteria e ristorante, dove poteva gustare il suo piatto preferito, la carbonara. Improvvisamente, osservò davanti a sé un incedere claudicante in un giovane che lo precedeva e che entrò in un negozio di abbigliamento, solitamente frequentato dalla classe abbiente. Gli sovvenne che la sera precedente un tale lo aveva incrociato verso la chiesa e la voglia di capire chi fosse costui lo portò ad entrare, anch’egli inventando un pretesto per osservare il soggetto. “Che abiti chic Venuti! Stai finalmente diventando un uomo di classe. Lo so che non può essere, tu sei nato istintivamente ritroso e scontroso anche nell’abbigliamento.”
“Buongiorno, vorrei vedere quella giacca in vetrina, grazie.” Intanto gli occhi ruotavano alla ricerca di chi lo aveva preceduto: eccolo anche lui con un completo elegante addosso, ma guarda è il Giacomo! La cosa si fa interessante.
Venuti a sorpresa farfugliò una scusa ed uscì di corsa dal negozio, lasciando la commessa fra lo stupito e lo stizzito, e si indirizzò al ristorante con un umore adesso più sollevato.
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da Giovanni Ollino | Gen 20, 2025 | cronache, I gialli
Racconto giallo di Vittorio Nicoli
Ed ecco un nuovo racconto giallo, con protagonista il commissario Venuti. Riuscirà anche questa volta a trovare il colpevole? Lo scopriremo nelle prossime puntate, buona lettura!
Prima puntata
Venuti entrò con circospezione, avvolto dal suo cappotto scuro con bavero rialzato, in difesa degli spifferi freddi di quella strana primavera in ritardo. Gli occhi dei presenti su di lui immediati ed interrogativi a dire “cosa fa qui il commissario?”. Proseguì fingendo altro, ma ben sapendo che nessuno da quel momento lo avrebbe lasciato, cento mastini addosso a dilaniare le carni. Avanti non esagerare, si chiedono solo cosa fai qui, del resto erano anni che non ti vedevano in chiesa e sei pur sempre un commissario. A proposito Venuti ti sei convertito? Cosa stiamo qui a fare? Era vero: da quando sua madre lo aveva lasciato pressoché solo al mondo, il nostro aveva troncato ogni rapporto con la Fede, sentendo quel mondo lontano ed incomprensibile, anche un po’ falso. Era lì perché lo aveva convocato il parroco per un’importante rivelazione riguardante ovviamente il suo lavoro; di più non sapeva, attendeva di poter colloquiare con il reverendo alla fine della funzione. A sorpresa si accorse di ricordare le risposte meglio di alcuni fedeli a lui vicini, complice la sua ottima memoria di chierichetto bambino: sapeva quindi molto bene a che punto fosse la messa. All’ ite missa est – ormai formula in disuso – si raccolse nel cappotto e con passo deciso ma rispettoso raggiunse la canonica, dove Don Carlo si stava spogliando dei paramenti e di fatto attendeva quel momento dalla comparsa del commissario.
“Buongiorno padre Carlo, – esordì Venuti – eccomi come mi avete chiesto ieri al cellulare, spero non sia per acquisire un nuovo fedele perché, sappiatelo, sarebbe tempo perso”. La solita grande simpatia pensò il parroco, glielo avevano riferito in molti e adesso poteva testare di persona il soggetto: ruvido come la cartavetro quest’uomo. “Buongiorno commissario, le ho chiesto di passare perché ho una importante rivelazione da farle, mi auguro solo che lei abbia la cortesia di ascoltare senza ironici e caustici commenti. ” Venuti ti fai conoscere proprio da tutti, vero? L’umanità ti vuole bene e ti abbraccia sempre al primo incontro; certo ti hanno dipinto bene i parrocchiani. “Vedo che la sua idea del sottoscritto non è proprio, come dire, positiva, eppure padre mi creda non sono io il cattivo in mezzo ai miei simili…comunque dica pure. ”
“So che sta conducendo l’indagine sulla morte della povera Rosetta, ecco credo di avere importanti novità per lei.” Venuti alzò un sopracciglio ed inclinò lo sguardo verso don Carlo, sorpreso che il parroco potesse venire meno al segreto della confessione, rivelando fatti o persone. Questo don era un uomo strano, a suo modesto avviso. Piuttosto giovane e di bell’aspetto, giunto appena un anno prima in città, estremamente attivo e, dalle informazioni che aveva, benvoluto dai parrocchiani. Quanto alla Rosetta, era un caso aperto da alcuni giorni e si presentava come un brutto rompicapo: una donnina anziana, sui settanta, trovata soffocata nella sua abitazione senza segno di effrazione e neppure di rapina. La casa era in ordine e del resto ben poco ci sarebbe stato da rubare: la vittima era piuttosto povera, una piccola pensione, qualche risparmio e un orticello dove coltivava poche cose per le sue necessità. L’indagine, dopo aver sentito i parenti stretti, si era arenata: un balordo avrebbe messo a soqquadro l’ambiente, ed i familiari non avevano movente. Aguzza l’udito Venuti, qui arriva una svolta… tanto da solo non ci saresti arrivato…
“Ecco, – riprese il parroco – io non posso dirle nulla di quanto conosciuto in confessione come certo lei sa, ma qui la confessione non c’entra: il Signore ha trovato una strada per fare sì che io diventassi un aiuto per lei. Mi ha consentito di riconoscere l’assassino mandandomi un segno durante la funzione di domenica scorsa. Un raggio penetrato dalle vetrate ha colpito una persona rivelandomi il colpevole come avevo richiesto nelle mie preghiere, ero molto legato alla Rosetta, andavo spesso a trovare quella buona donnina tanto giusta e pia.” Per poco Venuti non svenne. Aveva un senso di capogiro ed una rabbia montante… “Mi prende in giro reverendo? Il raggio di sole e la preghiera? Guardi che non stiamo giocando, abbiamo un omicidio!” Calmati, calmati dai! Forse puoi trarre informazioni anche da questo discorso folle, ha affermato che spesso andava a trovare la vecchietta. “Uhm mi scusi… che dire… alquanto strano… per curiosità di chi si tratterebbe? Non potrei in alcun modo usare il suo metodo, ma ovviamente come tutti i detective sono curioso.” Venuti provava con le parole calme a dissimulare il nervosismo che lo pervadeva, don Carlo non se ne era avveduto.
“Si ricorda quel giovanotto vicino di casa, l’Ettore, ma sì quello strampalato lungagnone: ecco la Luce ha mostrato lui.” “Non capisco padre, ho interrogato personalmente quell’uomo e non ho trovato nulla di strano, fatto salvo che era uno dei vicini di casa, abitando a cinque minuti a piedi dalla Rosetta. Che beneficio avrebbe tratto dalla sua morte e perché l’avrebbe uccisa? Lei che idea si è fatto di questa rivelazione celeste?” “Venuti, ironizza? Crede che io mi inventi le cose e la meni per il naso facendole perdere tempo?” “Per carità, le consideri valutazioni a voce alta, non si offenda. Procederò ad un supplemento di indagine sul quel tale. A proposito di personaggi stralunati: lei sa qualcosa del Giacomo, il giovane nipote della Rosetta? Lui mi convince poco e sarebbe l’unico con un seppur debole movente: la nonna gli pagava i vizietti, – come ho appurato – magari voleva qualcosa di più.” “No, ho poco da dire: ecco è un po’ come lei in chiesa non si vede quasi mai, ma chiederò ai parrocchiani, se otterrò qualcosa di interessante la contatterò.”
Venuti uscì dalla canonica scuotendo il capo sconsolato. Il parroco si era rivelato un esaltato e l’indagine restava allo stesso punto; mentre rialzava il bavero per proteggersi dal vento tagliente si accorse che una figura nell’ombra gli era scivolata vicino procedendo di passo spedito verso la chiesa. Impossibile identificarlo, notò solo che claudicava.
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da Giovanni Ollino | Gen 13, 2025 | cronache, I gialli
Racconto giallo di Vittorio Nicoli
Siamo giunti alla soluzione di questo giallo, che, ne sono sicuro, vi sorprenderà! La prossima settimana inizierà un nuovo racconto di Vittorio, con protagonista il commissario Venuti. Buona lettura!
Quinta ed ultima puntata
In quel momento, mentre stava percorrendo a piedi la strada verso il commissariato, il cellulare lo disturbò: era Bianchi, il quale lo informava che nella ricerca che aveva chiesto c’era in effetti un riscontro. Venuti sogghignò fra sé: la nebbia poteva forse diradarsi e si poteva cominciare a capire il movente. Infatti circa un anno prima era mancata per cause naturali un’altra ospite del gerontocomio, la signora Bismati. E qui al commissario venne in mente che forse le cause naturali non erano, e che le tre vittime potevano avere un qualche legame con la quarta.
In realtà i controlli negarono in parte quell’eventualità: solo la Tiretti aveva un punto di contatto con la Bismati, erano state compagne di camera, ma furono confermati i sospetti di Venuti, il decesso era avvenuto in circostanze diciamo non ben chiare e velocemente archiviato.
Nel frattempo il pedinamento del Cipriani aveva portato ad un risultato sospetto: giocava troppo spesso somme piuttosto alte; i controlli telefonici avevano evidenziato dei contatti con gli eredi della Rossi.
Tornò nell’ufficio del Pizzi il giorno seguente per esaminare il dossier Bismati. “Dottor Pizzi buongiorno! Come va la love story?” Pizzi per poco non se lo mangiò e in modo scortese rispose “Che vuole commissario?”
“Il dossier Bismati, dovrebbe essere nel suo ufficio…” Pizzi sbiancò e la risposta fu eloquente. Farfugliò, poi finse di cercare e disse che qualcuno lo aveva messo fuori posto, che avrebbe cercato. Venuti sorridente gli disse “Ci vediamo in commissariato! E’ convocato per il pomeriggio assieme alla sua amante”, e qui si fece una grassa risata. Appena uscito chiamò in ufficio e chiese di convocare anche il Cipriani, chiedendo il mandato per perquisire casa e auto.
Siamo al pomeriggio, sono passati 4 giorni dall’ultimo delitto e finalmente il nostro ha capito come si sono svolti i fatti e chi è il colpevole.
Dinanzi a Venuti si trovarono i tre indagati e subito la Marchesi si mise a strillare innocenza ed a minacciare allo stesso tempo: Venuti la guardò da capo a piedi, giusto per rifarsi gli occhi, poi la zittì. “Ascoltatemi adesso! Poi eccepirete quello che ritenete. Cominciamo con il nostro primo colpevole il Signor Cipriani: è lui infatti ad aver ucciso sia la Rossi sia la Belli, vero?”
Cipriani provò a negare con il capo, ma Venuti lo bloccò: “Inutile che neghi, abbiamo trovato le due armi del delitto fra i suoi utensili! Sì, lei li ha ripuliti, ma le macchie del sangue si possono ritrovare con esami sofisticati, poi ci sono i contatti con gli eredi della Rossi o dovrei dire presunti tali: la poverina aveva fatto testamento per lasciare tutte le sue sostanze alla Chiesa, ma lei lo sapeva perché glielo aveva incautamente confessato quando ancora lavorava in struttura, ed è scattata l’occasione. Ha contattato gli eredi ed in cambio di una forte somma in contanti l’ha uccisa, anzi le ha uccise tutt’e due per confondere meglio le acque! Per far credere ad un assassino seriale, e per sviare le indagini, anche la malcapitata Belli ha dovuto morire senza alcun senso. E qui ecco arriva il colpo di genio del dottor Pizzi…” A questo punto il dottore sbottò “Ma lei farnetica! Io non c’entro nulla con questi omicidi!” “Infatti – proseguì Venuti – lei è implicato nel terzo che ha scimmiottato i primi due.“ “Ma che dice? Ma per quale movente? Lei ha bevuto, caro il mio commissario! ” il dottore urlava ma la voce tradiva emozione e paura.
“Niente affatto, il suo movente nasce dal caso Bismati: la poverina è stata mal curata da lei ed è morta per la sua incapacità, ma era compagna di stanza della povera Tiretti, che non era così assente come lei mi ha descritto, anzi poteva essere una scomoda testimone. Per questo alla fine ha sperato di coprire il terzo omicidio da lei commesso nell’ombra degli altri due del Cipriani. Sì, perché lei aveva capito le intenzioni del Cipriani ed avrebbe probabilmente indirizzato le indagini verso di lui. Prima però doveva far sparire la cartella clinica, e nella cassaforte a casa della Tiretti stava proprio il dossier che la incriminava, abilmente nascosto dalla signora Marchesi, che lei ha pagato per il silenzio e per averle fornito un nascondiglio sicuro; nessuno poteva accedere alla cassetta perché lei aveva messo le mani sulla chiave della Tiretti il giorno che era stata uccisa.”
“Lo provi, – disse Pizzi – la sfido”.
“Abbiamo trovato nell’auto la restante parte dei soldi in contanti che ha dato alla Marchesi: sì, i ventimila per pagare la vettura, sa noi scoviamo le somme anche sotto il sedile dell’auto di servizio della Struttura. Mi dica signora Marchesi, lei è complice? La incrimino per concorso in omicidio?”
La Marchesì sputò subito fuori “ E’ lui, che per la sua incompetenza ha fatto tutto, io con l’omicidio non c’entro!”
“Bene, questo mi pare basti! Bianchi e Verdi prendete in consegna i signori, redigete il verbale, io vado a fare due passi, manca l’aria! Tre povere morti per ingordigia ed insipienza, una addirittura priva di ogni movente…”
Come è triste l’umanità, vero Venuti? Ci si vende per pochi spiccioli, si uccide il proprio simile per negligenza o interesse: anche i parenti più prossimi possono tradirti per aver ciò che non gli appartiene. Ma tu dovresti saperlo eppure non ti anestetizzi mai, hai sempre un senso di nausea che dà vertigine innanzi ai piccoli abissi dell’umanità. Adesso ti specchi in una vetrina di un bel negozio del corso e vedi che la tua immagine non viene riflessa: tranquillo, presto tornerai.
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