I VELOCIPEDI
La nostra è la società dell’istante, della velocità, tutto è volatile e in rapida trasformazione: discorsi, emozioni, messaggi, occupazioni, pensieri; persino le relazioni affettive, che infatti durano sempre meno e tendono ad essere sempre meno solide.
Siamo continuamente in movimento e di fretta, per i mille impegni che prendiamo, andiamo sempre avanti e indietro alla ricerca di qualcosa, senza sapere però esattamente che cosa. Corriamo quotidianamente, con l’affanno alla gola e l’ansia costante, per portare a termine tutti i compiti che ci siamo dati, fare bella figura sul lavoro, in famiglia, nella vita privata come in quella pubblica.
Certo, il nostro stile di vita è ormai profondamente cambiato rispetto ai ritmi di vita della civiltà contadina, dove il passare del tempo era scandito dalle ore di luce della giornata, il tutto ormai accelerato dall’avvento della tecnologia e della società consumistica, che rendono più agevoli molti lavori, ma spesso non ci permettono di godere della quiete, tipica del contatto con la natura, ormai una chimera nella rutilante esistenza cittadina.
Eppure, ci manca qualcosa che ci renda felici, tutta questa ossessione per la rapidità non ci basta, rende solo più schizofreniche le nostre giornate, ma noi continuiamo spesso a sentirci inadeguati.
Un fenomeno recentemente studiato a tal proposito, che rende in modo plastico l’isteria di questo periodo storico, è quello della velocità dei pedoni nei tratti urbani: si è riscontrato, tramite statistiche aggiornate, che, soprattutto nelle città, la velocità di spostamento delle persone a piedi è notevolmente aumentata negli ultimi decenni, e ormai si attesta a valori nettamente superiori alla media storica del passo della popolazione umana, stimata intorno ai 5 km l’ora, con alcuni casi di punte superiori ai 10 km orari.
Abbinato a questo, un altro fenomeno inquietante: sempre maggiori sono gli incidenti tra passanti che si scontrano camminando, e addirittura si è notato un incremento consistente degli attacchi cardiaci che avvengono per strada, a causa dello sforzo eccessivo della camminata; tale impressionante fenomeno ha una accelerazione soprattutto nei giorni lavorativi e al mattino, evidentemente durante il tragitto verso il luogo di lavoro o gli edifici scolastici.
Si è così raggiunto il paradosso di una diminuzione nei centri urbani della velocità automobilistica, ridotta recentemente, grazie ai nuovi limiti presenti in particolari zone, sino ai 10 km orari imposti per legge (spesso addirittura complicata da mantenere, con auto sempre più potenti), mentre quella dei pedoni tende ora in alcuni casi a superarli.
Pertanto, alcuni comuni sono stati costretti ad introdurre norme per regolamentare anche il traffico pedonale, con l’istituzione di zone a velocità massima per pedoni di 8 km all’ora, e persino di alcuni cartelli di segnaletica riservati a chi viaggia a piedi, in modo che questi ultimi non possano superare i mezzi motorizzati e rischiare scontri tra pedoni e tra pedoni e auto…
Sono infine stati istituiti controlli in merito, effettuati elettronicamente da speciali apparecchiature dislocate lungo le strade, chiamate pedisvelox, con la possibilità, in caso di violazione, di contestazione differita inviata al domicilio del pedone, identificato tramite un sistema di riconoscimento facciale.
Tutto ciò non è forse un segno distintivo di questi nostri tempi, tanto frenetici?
(articolo apparso su una nota rivista automobilistica degli anni ’20)
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