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LA WOKE CULTURE

La cosiddetta cultura “woke” sta permeando e influenzando i comportamenti del nostro tempo, in maniera sempre più pervasiva e a volte contraddittoria: tale termine – entrato nel lessico comune come simbolo di correttezza e di attenzione alle ingiustizie sociali – sta assumendo in certi casi una connotazione negativa, a causa degli eccessi provocati.

Nato nei paesi anglosassoni dal termine “awake”, risveglio, per sintetizzare soprattutto le lotte degli afroamericani per i diritti civili e politici, si è esteso a tutto il mondo occidentale, significando la ricerca delle nuove sensibilità sull’uguaglianza di genere, le battaglie per la non discriminazione di persone lesbiche e gay, il revisionismo storico nei confronti degli invasori europei (rei di aver cancellato le culture di molti popoli nativi), la tutela di tutte le minoranze, ecc.

Negli ultimi tempi però la parola woke è simbolicamente legata agli eccessi del politically correct, che sempre di più sta assumendo le forme di una nuova dittatura: nato per eliminare ingiustizie e forme di discriminazione, si è gradualmente trasformato in una battaglia ideologica, a volte persino grottesca, contro tutto ciò che può confliggere contro i diritti di ogni minoranza, finendo per assurdo per creare nuove discriminazioni ed esclusioni dalla vita politica, culturale e sociale, nei confronti di chi non rispetta tale dittatura della forma.

Si è partiti dall’abbattimento delle statue di Cristoforo Colombo negli Usa, in quanto simbolo del razzismo e del colonialismo, tipico caso di “cancel culture”, passando al cambio di genere della maggior parte delle parole del vocabolario, per trasformarle dal maschile – avvertito come oppressivo e simbolo di cultura patriarcale – al genere neutro, sino ad arrivare ad alcuni eccessi addirittura ridicoli.

E così, nelle scuole è stato vietato l’insegnamento di molti classici, dai greci ai latini, da Dostoevskij a Proust, in quanto nelle opere – spesso capolavori assoluti dell’umanità – sono presenti violenze, stupri, discriminazioni di genere e di censo, e termini non politicamente corretti.

In tutti i Parlamenti occidentali, e in molte imprese multinazionali, si sono introdotte quote obbligatorie, rappresentative dei 99 generi sessuali attualmente riconosciuti, con tutto ciò che questo può comportare in termini di meritocrazia.

Tutti i film, telefilm, spettacoli teatrali, e in genere opere di finzione, sono al momento sottoposti ad una rigida censura, che ne valuta il frasario per renderlo omologato alla cultura woke, e in molti casi ne modifica persino la trama, non ritenuta ad essa consona, col risultato di trasformarla spesso in un guazzabuglio incomprensibile.

In alcuni paesi dell’Unione Europea, nel continente storicamente simbolo della libertà e democrazia, sono state introdotte leggi ferree per la tutela dei comportamenti ritenuti eticamente corretti, come l’arresto per le coppie etero sorprese a baciarsi all’aperto, in quanto apportatrici di comportamenti discriminatori nei confronti degli altri generi sessuali.

Infine, persino le maggiori religioni hanno dovuto adeguarsi a tale dittatura della correttezza formale, estendendo il ministero religioso a tutti senza distinzioni, e modificando addirittura alcuni dogmi ritenuti discriminatori, poiché basati su idee retrive e patriarcali.

Insomma, una cultura della forma a tutti i costi, che diventa sostanza, ma peggiorando la realtà: nata per eliminare le differenze tra gli uomini, finisce invece per acuirle, per reazione, e per incapacità di trovare una mediazione tra la tutela delle minoranze e il buon senso.

Questo stesso articolo probabilmente verrà censurato, e non potrà mai essere pubblicato, alla faccia del diritto alla libertà di espressione.

(articolo scritto da un noto giornalista,  per il Washington Post,  nel  gennaio 2025,  ma mai pubblicato,  in quanto bloccato dalla implacabile censura degli Stati Uniti d’America, all’epoca considerati lo stato maggiormente garante dei diritti civili e di espressione)