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Cambio di scena: il figlio è a letto, sdraiato, sta sonnecchiando; ad un certo punto si sente il rumore di una porta che si apre, al che lui pare ridestarsi dal sonno e si tira su, con la schiena appoggiata al cuscino; all’improvviso entra nella camera il padre, o meglio, il suo fantasma.

Ennio: Papà, ma cosa ci fai qui?

Il padre lo guarda, senza dire nulla, e si siede su una sedia davanti al suo letto, in modo da vederlo bene in faccia.

Ennio: Ma….ma come è possibile? Ma tu non eri morto?

Padre (senza rispondere direttamente alla domanda): Sono venuto per salutarti, e per parlarti.

Ennio: Ma cosa vuol dire tutto ciò? Io non ci capisco più nulla.

Padre (vago): Capirai, capirai, un giorno capirai…

Ennio: Mi pare che una maledizione si sia impadronita della nostra casa e della nostra famiglia…Sembrava andare tutto bene, eravamo felici; io stavo realizzando i miei sogni…E all’improvviso è cambiato tutto…Dopo quel che ho visto all’università.

Padre: Ecco, è proprio di questo che volevo parlarti.

Ennio: Ma allora, dimmi, dimmi! Rivelami una chiave di lettura per cercare di comprendere cosa sta succedendo, e cosa devo aspettarmi. Mi sembra di vivere in un sogno, o meglio in un incubo. Che significato ha quello che è successo dopo la mia laurea?

Padre: Carissimo e amato figlio mio, quello che ti è stato mostrato è molto più reale di tutto quanto ti è accaduto dalla nascita sino ad ora; hai avuto la possibilità di capire che corso seguirà la tua vita, pur tra alti e bassi, come un fiume che, alimentato da tanti torrenti, districandosi tra momenti in cui il suo letto è più o meno corposo, comunque finisce sempre e invariabilmente nello stesso mare.

Ennio: Ma quindi, quello che mi appariva assurdo, quasi una burla, è la realtà? Devo credere che la mia vita futura è già tutta scritta, e io non posso modificarla se non molto parzialmente? Ma allora che senso ha impegnarsi nelle cose?

Padre: Vedi, purtroppo è tipico dell’uomo credere di avere un controllo sulla propria esistenza, e di riuscire a modificarla in senso significativo. Alcune cose sono sicuramente perfezionabili, ed è giusto che ci si impegni nel farle, è una caratteristica dell’uomo di buona volontà e con intelletto cercare di migliorare, ma purtroppo bisogna anche accettare come immutabile un elemento che è ampiamente superiore alle nostre teste, e che si chiama Destino.

Ennio: Ma quindi anche a te era stato mostrato il tuo futuro? Hai sempre saputo che cosa ti riservava la vita?

Padre : Prima o poi capita a tutti di comprendere cosa li aspetta, e rendersi conto che i loro tentativi sono piuttosto vani. Succede in modi spesso diversi, ma il risultato è che ad un certo punto si tirano i remi in barca, e ci si adatta alla propria sorte.

Ennio: Ma come, succede a tutti? E quelli che non si adattano e continuano a lottare?

Padre: Nessuno glielo impedisce, ma i loro sforzi sono quasi sempre sostanzialmente inutili e destinati al fallimento. Prima ci si rende conto che molte cose sono già scritte e non modificabili, meno si soffre.

Io lo so da anni, e ora anche tu hai davanti un futuro che in fondo potrebbe  essere ben peggiore: non cercare di contrastarlo, fai del tuo meglio nel lavoro e nella vita privata, e nulla più, in caso contrario resterai terribilmente deluso.

Ennio: Ma papà, non mi pare giusto questo. E allora tutti i proclami sull’impegno, sullo studio, il libero arbitrio? Se quasi tutto è già scritto, tanto vale lasciarsi vivere e non impegnarsi seriamente in niente.

Padre (in tono rassegnato) : Eh…Sapessi quanta gente vive così. E’ giusto fare del proprio meglio, siamo uomini in fondo…Ma anche virilmente accettare la nostra sorte: è pericoloso tentare di combatterla, essa è un mostro con mille tentacoli, sempre pronto ad avvilupparti nelle sue spire.

Ennio: Ma allora, quello che mi hai insegnato? Il tuo ordinamento morale, tutta la diligenza e la serietà che hai cercato di trasmettermi nello studio e nella vita privata?

Padre: Una cosa non esclude l’altra, è giusto vivere secondo un codice morale, rispettare le leggi e le regole, essere corretti nei rapporti con l’altro sesso e con le persone in genere, e fare sempre del proprio meglio in ogni situazione. Ma il tentare di modificare quello che il Fato ha deciso per noi, è stupido e inutile, destinato a sconfitta certa.

Ennio: Per cui, secondo te, io dovrei adattarmi a condurre questa esistenza prestabilita, sposare Sibilla, malgrado non sia sicuro di amarla, senza poter avere figli da lei e addirittura sapendo che probabilmente mi tradirà, diventare un assicuratore quando il mio sogno è sempre stato scrivere, e vegetare senza alcuna speranza, nella routine quotidiana, sino a che la morte non ponga fine a questo nulla senza senso.

Padre (sorridendo tristemente): Ennio mio, tu non immagini quanti conducono una vita simile, anzi spesso ben peggiore. E’ praticamente il paradigma che fa andare avanti l’umanità da millenni. Non c’è niente da fare, la ribellione a quanto già deciso non serve assolutamente a nulla, se non a farti stare peggio, e può condurre addirittura alla pazzia.

Ennio: Ma è assurdo, quanto mi dici mi pare incredibile.

Padre: Non ho forse io accettato la mia  malattia,   senza    quasi    combatterla,         essendo  sicuro  che  mi  avrebbe  portato  a  morte  certa?  Eppure, avrei potuto benissimo fare delle cure diverse,  per cercare di arginarla e vivere di più.  Ma a cosa sarebbe servito? Solo a prolungare la mia agonia. Sapevo bene già da anni come sarebbe finita… E lo stesso ho fatto  in  tutti gli aspetti della vita,  sia privata che lavorativa.

Ennio (piangendo): Non è giusto, no, non è giusto, povero papà

Padre:     Non piangere,  figlio  mio.  Non serve …  Con il tempo è normale che ognuno di noi arrivi a una presa di coscienza,  su come  funzionano  il  mondo e la nostra esistenza.

Ennio: Ma allora è vero, è tutto già scritto. Siamo imprigionati in un labirinto da cui possiamo uscire solo da morti

Padre: E’ così purtroppo. Ma pensa che ti verranno riservate anche tante cose piacevoli, non solo negative: cerca di gioire di queste, e basta. Ora che hai capito, io me ne devo andare.

Ennio: No, papà, ti prego, non andare. Voglio che tu stia con me.

Padre: Mi dispiace, ma non è possibile. Il destino si deve compiere sino in fondo.

Ennio: No, no, ti supplico, non andare. Ti devo fare ancora una domanda, è troppo importante!

Padre: Non c’è più tempo.

Ennio: Ti prego, ti prego, non andare. Almeno rispondi ancora a questo: me lo devi, dopo quanto mi hai rivelato.

Chi decide il nostro destino, se non siamo noi? Chi ha organizzato tutta questa enorme rappresentazione teatrale? E perché?

E’ una entità che almeno ci ama, il Dio che mi hai insegnato a pregare da bambino, e che lo fa per il nostro bene, o è invece tutto casuale e deciso da una sorte non ben identificata, totalmente indifferente alle vicende umane? Dimmelo, dimmelo, svelami il segreto!

Ma il padre, così come era venuto, scompare in modo evanescente dalla camera, e lascia il figlio solo con i suoi dubbi irrisolti.

Ennio (urla a perdifiato):  Nooooooooooooo!!!!! Papà!!!!

Passano alcuni istanti, ed entra in scena un personaggio ben vestito, con incedere lento e solenne, che si ferma davanti al letto, guardando Ennio: è il rettore dell’università.

Rettore: Ciao Ennio, ti faccio le mie condoglianze per la perdita di tuo padre. Come va?

Ennio (con fare risentito e in tono ironico): Rettore, anche lei qui? Che bella sorpresa!

Come vuole che vada? Sa bene quel che mi è successo: dopo quello che lei mi ha fatto vedere, è cambiata tutta la mia vita, e in peggio ovviamente.

Rettore: Mi dispiace, ma era inevitabile. Tu adesso non te ne rendi conto, ma, sostanzialmente, sei fortunato.

Ennio (in tono sprezzante): Fortunato, io? Ma lei ha voglia di scherzare, è venuto a prendermi in giro? Come osa darmi del fortunato, dopo tutto ciò?

Rettore: Non ti arrabbiare, capisco che ora tu sia sconvolto, ma ti assicuro che nel tuo caso la sorte è stata molto meno dura rispetto alla media. Tutti noi ci affanniamo per cose che spesso non riusciamo a raggiungere, pur impegnandoci al massimo. Disgrazie e delusioni fanno parte della vita di ognuno, lo vedrai, e la maggioranza degli uomini deve patire sofferenze superiori alle tue in fondo.

Ricordati che tu sei nato in una bella famiglia, in una città carina, in uno stato opulento, sei un ragazzo estremamente colto e intelligente, sposerai una ragazza affascinante che ti ama, avrai fortuna sul lavoro: molti farebbero qualunque cosa per essere al tuo posto, anche se ora ti pare impossibile.

Certo, non potrai realizzare tutti i tuoi progetti, dovrai rinunciare a molti sogni, e avrai dei problemi grandi e piccoli, ma la vita è questo.

Ennio: Ma io non credevo certo che la vita fosse solo un divertimento, la cosa per me inaccettabile è che esista per ognuno un destino già scritto e non modificabile, questa cosa mi fa impazzire.

Rettore: Eh, caro mio…

Il mondo è sempre andato avanti così, e così sarà sinché ci saranno uomini sulla faccia della terra. E’ una legge non scritta.

Inoltre tu almeno hai avuto la fortuna di conoscere per tempo il disegno che ti è riservato per il tuo futuro, pensa che non a tutti è svelato in modo tanto chiaro.

Ora puoi programmare molte cose cercando di vivere nel modo migliore, o crogiolarti nella disperazione, ma questo non servirebbe a nulla.

Ennio: Ma la stessa scuola che lei rappresenta, e che ho frequentato con tanto impegno e sacrificio, allora a cosa serve? E perché proprio a lei è toccato mostrarmi il mio destino?

Rettore: Tutto quello che si impara, prima o poi ci sarà utile, ma non puoi pretendere di plasmare la realtà a tuo piacimento, mi spiace.

Fosse così semplice…Io sono stato un tramite tra l’età dell’illusione e quella della coscienza.

Considerami come una sorta di traghettatore: la scuola serve anche per questo.

Ennio (con calore e amarezza): Io invece sono molto deluso e amareggiato da lei e dalla scuola, professore.

Mi apparite come il simbolo di una struttura sociale che non incentiva la creatività e la cultura, ma assegna ad ogni studente, anche il più brillante, un suo compito predefinito, frustrandone i sogni.

Rettore: Da un certo punto di vista è così. Ma fa parte del mio mandato.

Le illusioni e le false aspettative sono molto più pericolose, te lo assicuro.

Addio Ennio, ti auguro buona fortuna.

A questo punto, senza aggiungere altro, il rettore se ne va.

Si risente dopo pochi istanti la musica, simboleggiante il destino che avanza in modo inesorabile, mentre il ragazzo si lascia ricadere supino nel letto, con la testa sul cuscino.

Cambio di scena: entra la madre da sola e fa un monologo, riflettendo a voce alta.

Madre: Siamo quasi alla fine di tutti questi nostri patimenti.

Che periodo devastante abbiamo passato, e soprattutto lui, povero figlio, quante delusioni e notizie negative ha dovuto sopportare: non era certo pronto a tutto ciò, forse è stata colpa mia, avrei dovuto abituarlo gradualmente nel corso degli anni alle avversità, e invece l’ho cresciuto nascondendogliele, avvolto nella bambagia, come fanno tante mamme, per troppo amore; l’ho coccolato e fatto sentire immortale e invincibile, mentre è un uomo come tutti gli altri, con le sue debolezze.

Sì, è vero, mio marito, pover’uomo, me lo ha sempre detto: non crescerlo vezzeggiandolo così tanto, deve prendere ogni tanto anche lui delle facciate, per capire che non è tutto un gioco.

Ma io no, non ce la facevo, lo amavo troppo, era sangue del mio sangue, è una parte di me, non riuscivo a tollerare che soffrisse, era troppo giovane e indifeso.

Solo che ora siamo arrivati a questo punto, ed Ennio ha avuto un risveglio troppo brusco per poter essere assorbito senza traumi: non so come comportarmi, lui viveva di sogni, e noi non abbiamo fatto quasi mai nulla per tenerlo con i piedi per terra.

Ma perché la vita deve essere così complicata? Non potremmo vivere in modo più semplice e accontentarci di quello che abbiamo? Mentre invece coltiviamo tanti sogni e desideri, che poi immancabilmente non si realizzano e ci portano all’infelicità.

Dovremmo limitarci a vivere, senza pensare troppo: questo glielo dicevo, sì, ma lui aveva tante idee, tanti progetti, tanta voglia di iniziative che lo appagassero.

Io non ho mai avuto il coraggio di frustrare le sue aspirazioni, e ora cosa gli resta?

Un pugno di mosche, dovrà accontentarsi di quello che il destino ha in progetto per lui.

Già, il destino: nessuno lo vede, e lo sente, ma è sempre con te, come un convitato di pietra che ti segue ovunque, pronto a indirizzarti verso qualcosa che non necessariamente vorresti.

Siamo veramente come dei fuscelli in un oceano che ci sballotta a suo piacimento, senza poterci difendere in alcun modo.

Eppure questo io l’ho sempre saputo, sin da bambina, ho smesso quasi subito di farmi illusioni. Prima o poi capita a tutti, forse sarebbe meglio se succedesse il prima possibile, in modo da non restare disillusi dopo.

E ora cosa posso fare? Sono sola, mio marito è morto, e mio figlio è disperato, ha davanti tutto il nulla eterno che lo attende…

Lui pensava di poter cambiare le cose a suo piacimento, ma le cose non si modificano veramente, a meno che non sia già scritto, non si può cambiare nulla.

Nessuno, nemmeno l’uomo più potente e intelligente del mondo può contrastare la propria sorte: tutti devono attenersi a quello che è stato loro destinato.

Capi di stato, miliardari, artisti geniali, molti credono di essere indistruttibili, ma basta un piccolo problema fisico, o un piccolo contrattempo, che poi diventa enorme all’improvviso, e gli cambia la vita: tornano ad essere degli agnellini, senza più alcun potere e senza più alcuna speranza, in totale balia degli eventi avversi.

L’unica cosa sensata che possa fare adesso è stargli vicino, cercare di accompagnarlo verso il suo futuro, del resto l’ho praticamente già costretto a restare qui con me, invece di trasferirsi per frequentare il master a cui lui anelava: è stato una specie di ricatto, lo riconosco, ma l’ho fatto a fin di bene, più per lui che per me.

Ora dovrò farmi aiutare da Sibilla: lei gli vuole bene, ed è più matura di lui; quella ragazza è estremamente intelligente, oltre che bella, ha capito prima di tanti che bisogna adattarsi alle situazioni, e non cercare di contrastare gli eventi, pena la perdizione.

Gli starà vicino, e anche se avranno problemi, come tutti, sarà la sua ancora di salvezza, l’anello di congiunzione con la realtà fattuale, quella dura e vera del quotidiano, fatta di cose concrete e non chimere.

Devo subito parlarle, dobbiamo cercare in tutti i modi di aiutarlo entrambe, in questo momento così terribile per lui.

Ne usciremo tutti, anche se non sarà semplice.

Ma del resto la sostanza è questa: la vita prima o poi ti presenta il conto, e non puoi che accettare le cose come stanno, non c’è niente altro da fare.

A questo punto la madre esce temporaneamente di scena.