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Entrano il giovane e la fidanzata, con abiti diversi.

Lei appare estremamente provata, e si appoggia a lui per camminare.

Ennio:  Come ti senti, cara?  Stai meglio ora?

Sibilla:  Sì, va meglio, però me la sono vista veramente brutta, non sono mai stata così male nella mia vita. Ora che siamo a casa, mi sento già un’altra persona, voglio dimenticare l’aria dell’ospedale, quell’odore di malattia insopportabile.

Ennio:  Stai tranquilla, è tutto finito, ed ora ricomincerai a stare bene.

Sibilla (affranta):  Sì, ma quello che è successo non lo dimenticherò mai…Sono entrata credendo di diventare mamma…e dire che l’ho portato con tanta trepidazione dentro di me per mesi…(si mette a piangere silenziosamente).

Ennio:  Lo so, lo so bene, tesoro. Ma abbiamo sempre il nostro amore! Vedrai che ne usciremo!  (e  la abbraccia delicatamente)

Sibilla:  Piccolino, dove sei? Povero piccolo. Non ci conosceremo mai.

(restano in silenzio per un po’)

Sibilla:  Senti, Ennio, volevo dirti una cosa. So quanto tu ci tenessi ad avere dei figli, sarebbero stati un dono del cielo, ma io ho sofferto troppo, il mio fisico probabilmente non è molto adatto alla riproduzione…Io ho pensato che non me la sento di rischiare nuovamente.

Ennio (preso alla sprovvista):  Certo…(pausa)  Certo, ti capisco, ho visto quanto hai patito in questi mesi, e poi anche dopo l’intervento.

Sibilla:  Mi dispiace veramente, so che avevamo giurato di avere una coppia di bambini, ma io veramente non me la sento, non dopo quanto ho rischiato, credevo ad un certo punto di morire.

Ennio:  D’accordo cara, stai tranquilla. Se il destino ha deciso così, pazienza. Abbiamo l’un l’altro per fortuna.

Sibilla: Veramente mi vuoi ancora bene, malgrado non possa darti dei figli? Non mi disprezzi per questo?

Ennio: Ma che dici, gioia? Io ti amo, come potrei disprezzarti, dopo tutto quello che è successo? Non è mica colpa tua!

Sibilla: Grazie Ennio, temevo che non mi volessi più. Ma io ci ho provato, veramente ci ho provato con tutte le mie forze! Non sai quanto ho sofferto!

Ennio: Ma certo Sibilla, lo so bene. Non ti tormentare, io desidero solo che tu stia bene, ora dobbiamo cercare di riprendere la nostra quotidianità nel modo più sereno possibile. E’ un colpo duro per entrambi, ma lo supereremo insieme.

Sibilla: Grazie amore, della tua sensibilità. Sapevo che mi avresti capito. Ora vado a cambiarmi, sono veramente stanchissima.

Ennio: Sì cara, vai e non pensare a niente ora.

Si baciano e lei esce.

Il giovane resta solo con i suoi pensieri, e appare turbato.

Ennio:  Già, è destino…Quanto avrei voluto dei bimbi, ma pazienza siamo stati almeno fortunati, nella disgrazia, Sibilla ha rischiato veramente la vita.

Però le incomprensioni degli ultimi anni con lei non si supereranno così facilmente, e resteranno anche la delusione e la tristezza per il nostro povero bimbo; ora abbiamo avuto un evento traumatico per tutti e dobbiamo cercare di mettere una pietra sopra i nostri litigi.

Oggi mi ha richiamato amore dopo mesi, qualcosa vorrà dire; forse prima era semplicemente nervosa per la maternità.

Ma alcune cose tra noi non funzionano più come all’inizio, è inutile negarselo, e non riesco a capire il perché.

E se spesso mi sono chiesto cosa provavo veramente per lei, cosa vuol dire? Eppure quando ci siamo sposati ero sicuro di amarla.

Mah, forse è meglio non pensarci troppo: abbiamo passato un periodo travagliato, ora ci dedicheremo anima e corpo al nostro rapporto.

(Fa una lunga pausa)

In fondo nella vita, è proprio vero che non si sceglie quasi niente…

Esce lentamente di scena anche lui, pensieroso; passano alcuni secondi di attesa, con il palco vuoto, e quindi rientra Sibilla con un altro uomo, piuttosto giovane ed aitante.

Sibilla:  Senti, non possiamo continuare a fare questa vita, io sono stanca, e tutto quello che è accaduto negli ultimi tempi mi ha segnato troppo.

Uomo:  Ma quindi cosa vorresti fare, Sibilla? Sai benissimo che io non posso impegnarmi in un rapporto duraturo, e tu in fondo non hai mai pensato seriamente di lasciare tuo marito, ammettilo; la nostra relazione non è mai stata qualcosa in cui vedevamo un futuro stabile. Però sinora siamo stati bene insieme, non puoi negarlo: i nostri incontri ci hanno sempre dato una carica che nella routine quotidiana non avevamo più.

Sibilla: Sì, questo è vero. Forse io avevo troppi sogni…O forse cercavo solo qualcosa che potesse colmare la mia insoddisfazione…Ma non è corretto quello che abbiamo fatto.

Uomo: Devi darmi atto che io non ho mai dato adito a fraintendimenti, sapevi bene come stavano le cose. E forse tu in realtà sei veramente innamorata di tuo marito, e in me cercavi solo qualcosa a cui aggrapparti nei momenti di vuoto. Alla fine la verità è questa.

Sibilla: Probabilmente hai ragione, ma ora dobbiamo smetterla di vederci in questo modo, io mi sento sporca, cerca di capire; ti rendi conto che non sapevo neanche di chi era il figlio che portavo in grembo? Che schifo, ti sembra normale? Cosa sono diventata?

Dio mi perdoni, mi è addirittura capitato di pensare che forse sia stato giusto perdere il bambino, e che sia meglio così per tutti…La giusta punizione per me…Non avrei mai immaginato di potere scendere così in basso…(si mette a singhiozzare piano)

Uomo: No, Sibilla, non dire queste cose, ti fai soltanto del male. Abbiamo fatto quello che prima o poi fanno, o sognano di fare, quasi tutti. Abbiamo vissuto una bella storia, e ora dobbiamo decidere come comportarci.

Sibilla:  Te l’ho detto, ormai non ne posso più di andare avanti così.

Io non me la sento di continuare a tradire Ennio, che è ignaro di tutto, e mi ama, anche se tra di noi ci sono stati parecchi litigi. Lui non ha colpa di nulla, io sono l’unica responsabile.

Forse la morte del bambino è un segnale del destino, sono stata punita amaramente per quel che ho fatto, ma ho coinvolto anche persone innocenti. E pensare che lui avrebbe tanto voluto un figlio da me, povero Ennio…

Uomo: Non credo al destino.

Sibilla: Io, ora sì, sempre di più.

Uomo: E quindi, a questo punto, vorresti troncare la nostra relazione così, dall’oggi al domani?

Sibilla: Sì, mi dispiace, so che farò del male anche a te, ma in fondo noi due abbiamo sempre saputo che non c’era alcun futuro per noi.

Uomo (piuttosto infastidito): Ma insomma, tu cosa provi per me? Le frasi d’amore che ci scambiavamo che senso avevano, allora? Ora non ti piaccio più?

Sibilla (abbassando lo sguardo): Mi piaci e ti ho voluto bene, lo sai. Ma io sono destinata ad amare Ennio e passare i miei giorni con lui; tu mi hai aiutato molto ad andare avanti in un momento particolare e te ne ringrazio immensamente, ma non posso dire di amarti quanto amo lui, mi dispiace.

Uomo: Ti assicuro che la mia è stata un’attrazione sincera, da quando ti ho conosciuta mi sei sempre piaciuta.

Sibilla: Lo so, tu non mi hai mai chiesto nulla di più; adesso però, con quello che è capitato, le cose sono cambiate.

Uomo: E quindi, a me non ci pensi? Io ora cosa dovrei fare, rassegnarmi a perderti per sempre, senza poter neanche discutere? Cosa dovrei pensare, che in tutti questi mesi abbiamo semplicemente scherzato?

Sibilla: Ti chiedo scusa, ma non c’è nient’altro che possiamo fare. Non dopo quanto è successo. Io ho accumulato sensi di colpa a sufficienza, e tra noi due non sarebbe più lo stesso. Ti prego, rassegnati, non facciamoci altro male anche tra di noi, io ho sofferto troppo recentemente. Non potrei più andare avanti così. Ti imploro, cerca di dimenticarmi!

Uomo: Ma cosa dici, come posso dimenticarti?

Sibilla: Basta, non ce la faccio più ! (scoppia in lacrime, tutto lo stress accumulato e la tensione per restare lucida nel discorso l’hanno fatta crollare, non riesce più a trattenersi, e piange disperata per un po’. Cerca poi di riprendersi, ma quando riesce a parlare nuovamente, la sua voce è tremante e rotta dal pianto)  

Io amo mio marito, l’ho sempre amato, anche se per un periodo ci eravamo persi. Non riesco a perdonarmi per averlo tradito, è tutta colpa mia, eppure non avrei mai voluto fargli del male.

Ti ho amato? (sospira, e si interrompe per alcuni secondi, pensando)

Sì, probabilmente ti ho anche amato, o forse mi sono invaghita di te; è stata come una infatuazione, anche se non sono più una ragazzina, ma mi affascinavi, e il tuo interesse per me mi lusingava e mi faceva stare bene, per cui mi sono innamorata dell’attrazione che manifestavi, in un momento in cui mi pareva di affogare nella mia vita fatta delle solite cose inutili.

Ma adesso basta, non è giusto, ho capito di aver sbagliato, mi dispiace veramente. Ti chiedo ancora perdono.

Uomo (chinando il capo) : Va bene. Se non ci fosse stata questa tragedia non ti avrei lasciata andar via così facilmente, ma in questo caso seguirò le tue decisioni, anche se non sarà semplice smettere di frequentarti.

Sibilla:  Lo so, anche per me. Ma non possiamo fare altro. E in più lo devo a mio marito…Hai detto la verità, io lo amo, e cercherò di dimenticare tutta questa vicenda. Purtroppo temo che noi due non potremo mai più avere figli…

I due restano per un po’ abbracciati a guardare nel vuoto, forse ricordando i momenti felici che hanno vissuto insieme, nel loro rapporto clandestino, e poi escono lentamente con lo sguardo serio.

A questo punto rientra Ennio, estremamente turbato.

Ennio:  Non potrò mai avere figli!  Che scoperta amara!

E forse verrò anche tradito da mia moglie, la donna che amo…E’ mai possibile che debba andare a finire così?

E il figlio che avremmo avuto di chi era?  (ora urla)  Eh? Di chi era?

Saranno reali  tutti quei dubbi sulla convivenza con Sibilla? Ma allora che senso ha che io la sposi, se so già che avremo dei problemi così enormi? (fa una lunga pausa)

Ma che sto dicendo? Sto uscendo di senno! Come se questa rappresentazione farlocca fosse indicativa della mia vita!

Già, ma se invece lo fosse? Questa sorta di piece teatrale è tremendamente veritiera, e anche verosimile. E se neanche io amassi Sibilla, o quantomeno lei non fosse adatta a me? Possibile che io m’inganni a tal punto su di lei?

Devo tollerare anche il suo tradimento?

Però alla fine ha detto di amarmi, di avermi sempre amato, e pareva veramente sincera…Già, ma sarà la verità?

Cosa devo fare…Cosa farò quando tornerò alla mia vita reale?

Tutto questo mi pare un vero dilemma: ho davanti una esistenza che non posso cambiare e che improvvisamente mi è stata disvelata, chissà per quale motivo, o, come ho sempre pensato, posso costruire quello che voglio con la passione e la determinazione, ponendo le basi per il futuro che sogno?

Non capisco, non capisco, devo farmi aiutare da qualcuno.

Ma che situazione assurda! Come posso uscirne?

Resta per un po’ in silenzio seduto, assorto, con il viso tra le mani.

Ad un certo punto rientra in scena il rettore, che lo aveva instradato nel labirinto; lo accompagna fuori, ridendo quasi in segno di scherno, e declamando in modo ripetuto, come in un sogno ricorrente:

Quanto invidio voi giovani, avete tutta la vita davanti, un futuro radioso,

Quanto invidio voi giovani, avete tutta la vita davanti, un futuro radioso,

Quanto invidio voi giovani, avete tutta la vita davanti, un futuro radioso,

…”

Il ragazzo lo segue, quasi tramortito, senza avere la forza di replicare nulla.

                                      FINE DEL PRIMO ATTO