Abbiamo ricevuto e volentieri pubblichiamo questo nuovo commento, lucido e acuto, di Lara Pellerino, che ringraziamo, sul tema dell’ultima provocazione di Vittorio.
A me viene in mente la visione distopica di 1984, con lo slogan del partito unico che recitava: La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza.

Viviamo un tempo in cui pare che le peggiori distopie si stiano realizzando, cerchiamo di scongiurarle, per il bene nostro e dei nostri figli. Spero vivamente che non si avveri la profezia finale di Orwell: “Se vuoi un’immagine del futuro, immagina uno stivale che calpesta un volto umano, per sempre.

La distinzione è problematicamente fragile.
Sacrificare la coerenza in nome del risultato può essere, entro certi limiti, una scelta pragmatica dovuta ad un compromesso dichiarato, una priorità temporanea, una rinuncia esplicita.
La menzogna deliberata non è un semplice sacrificio di coerenza, è una rottura del patto di fiducia.
La differenza tra compromesso politico e fake news non sta nell’obiettivo, ma nei mezzi:
il compromesso agisce alla luce del sole, anche se spesso scontenta;
la menzogna agisce nell’ombra, manipolando la percezione della realtà.
Quando si giustifica la menzogna per ottenere un bene superiore, si entra in una logica strumentale in cui le persone non sono più cittadini, ma mezzi. Ed è qui che la tua osservazione coglie nel segno: fake news e menzogna utile, se così si può aggettivare, condividono la stessa radice, cioè l’idea che la realtà sia negoziabile se il fine è ritenuto giusto da chi detiene il potere.
Il problema ultimo non è morale in astratto, ma politico in senso profondo: una democrazia può sopravvivere a decisioni sbagliate, persino a compromessi dolorosi, ma non alla sistematica corrosione della verità, perché senza un terreno comune di fatti condivisi resta solo la forza, la paura o la propaganda… per cui il passo dall’urna alla violenza non è poi così lungo.
La coerenza può essere quindi negoziata, la verità no. Il risultato? L’esclusivo dominio.

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